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Loi Krathong: il più bello dei festival tailandesi

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Nell'ultimo plenilunio dell'anno lunare in molti paesi del Sud-est asiatico si celebra una festività di origini antiche, il “Loi Krathong”.


Va premesso che il calendario lunare tailandese non coincide con quello in uso in Europa attualmente: basta dare una breve occhiata ad un oroscopo, per accorgersi che la suddivisione dei segni dello zodiaco all'interno del calendario è diversa. Questo perché l'anno lunare inizia con nostro mese di dicembre: di conseguenza, gennaio è il secondo mese dell'anno e così via. Tutte le festività e le celebrazioni tradizionali thailandesi sono legate a tale calendario_ chiamato “Chantarakti”_ed alle fasi lunari.

 
Per questo spesso nascono fraintendimenti parlando, ad esempio, di “sesto mese”, in quanto per un thailandese il sesto mese è maggio. Il malinteso è tanto più motivato in quanto, mentre nel calendario solare ogni mese ha la propria denominazione specifica, in quello lunare i mesi vengono soltanto numerati: perciò, se nel discorso viene utilizzato il numero anziché il nome del mese, si da per scontato che si stia facendo riferimento alla tradizione lunare. 
Dunque, durante il plenilunio del dodicesimo mese lunare (novembre) in molti paesi del Sudest asiatico si celebra una delle festività più belle e suggestive: il Loi Krathong. 
A volte può venire anticipata ad ottobre, ma solitamente cade in novembre, periodo dell'anno in cui si ritiene che il letto dei fiumi sia più colmo e l'acqua più pulita. 
 
Il significato di questa festa è onorare la sacra impronta del Buddha lasciata sulle rive del fiume Nammadhammahantee in India, ricordare alla sua vicenda terrena ed i suoi insegnamenti (superare le sventure e gli insuccessi lasciandoli scorrere via come l'acqua del fiumi); inoltre è un'occasione per celebrare Pura Mae Khongkha, la madre delle acque. 
 
Simbolo delle celebrazioni, come dice il nome stesso, è il “krathong”. ”Loi” significa “galleggiare, scorrere sull'acqua”; il “krathong” è una piccola zattera di legno, avvolta in foglie o carta colorata (quest'ultima variante è meno adatta in quanto la carta sporca maggiormente l'acqua) e decorata con fiori, tre bastoncini d'incenso ed una candela. Di solito ha forma di un fiore di loto, simbolo di gratitudine e devozione alla divinità.
Il primo krathong si fa risalire storicamente alla consorte del primo sovrano del regno di Sukhotai, Phra Ruang. Originariamente si trattava di un rituale brahmanico di ringraziamento alla Trinità Indù (Brahma, Shiva, Visnu) per propiziare al diffusione degli insegnamenti  del Buddha ed il culto della sua impronta sacra, a cui si accennava prima.
Per tradizione i krathong più grandi sono quelli di Sukhotai, antica capitale dei regno di Siam.
 
Tuttavia, le celebrazioni più pittoresche sono probabilmente quelle della “capitale settentrionale”, Chiang Mai. 
Qui il festival viene salutato con processioni interminabili alla cui organizzazione concorre l'intera città: scuole università, mondo del lavoro si danno da fare per mesi per decorare ed illuminare a dovere i propri carri, allestiti con uno sfarzo degno di un palazzo reale. Attorno ai carri, una scia di figure mitologiche, ballerini, combattenti, graziose fanciulle in costume, rappresentazioni teatrali, dimostrazioni di duelli con le sciabole, il tutto incastonato in una preziosa cornice di musica, danze e canti. Un esempio per tutti, la danza tradizionale Fon-leb, tipica delle regioni del nord, in cui coppie di impalpabili danzatrici con lunghe unghie artificiali si muovono con una grazia quasi irreale al suono di ammalianti melodie. Poi, verso le sei di sera, tutto ciò si mette in moto per attraversare lentamente la città.
 
Nel frattempo, chi non partecipa alle manifestazioni, porta il proprio krathong al fiume o, in mancanza d'altro, ad un qualsiasi corso d'acqua; è tradizione riporre nel krathong una moneta, oppure capelli, pezzi di unghie, vedremo perché. Una volta preparato il krathong, si accende la candela, immergendosi in acqua fino alle ginocchia; quindi si solleva il krathong alla fronte e si pronunciano le proprie preghiere, poi lo si poggia sull'acqua e lo si lascia andare. In questo modo si salutano simbolicamente le frustrazioni, i dispiaceri, le perdite, gli insuccessi, le sofferenze passate, che la corrente trascinerà via con sé per sempre. 
Seguono le preghiere di ringraziamento a Me Khongkha per il dono dell'acqua, fonte di vita, chiedendo perdono per doverla continuamente sporcare con le proprie attività quotidiane; quindi si prega per propri cari, perché abbiano salute, denaro, fortuna e felicità secondo il proprio karma. 
A questo proposito, se, come a volte succede, il krathong affonda, ciò viene interpretato come segno di karma negativo, in quanto le colpe di quella persona sono troppe perché il krathong possa sorreggerle.
 
 Dopo i concerti, processioni, rappresentazioni sulla terraferma e sull'acqua, parate militari, spettacoli pirotecnici e altre manifestazioni folkloristiche, all'avvicinarsi della mezzanotte si librano in cielo le lanterne, i “Khom-Loi”, come vengono chiamate.  
Probabilmente il nord del paese è l'unico posto in cui si può assistere e partecipare a questa festa nel suo pieno splendore. Si tratta di una tradizione chiamata Yi Peng, di origine birmana e diffusasi nelle vicine provincie settentrionali della Thailandia_non altrettanto conosciuta al centro o nelle province meridionali. Provate ad immaginare: il cielo viene completamente illuminato da queste “stelle” che ognuno accende e fa volare via, anche più di una alla volta. Prima di liberare la lanterna si esprime un desiderio. Se una lanterna non si alza in volo o brucia, oppure si impiglia in un ramo, la gente sorride e dice che era troppo carica di desideri e chi troppo vuole nulla stringe. Il giorno seguente si assiste alla discesa delle lanterne che, spegnendosi, ritornano dolcemente a terra. Quel giorno, la stagione delle piogge finisce e lascia il passo a quella successiva, l'inverno.
 
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